L’impiego dei diuretici nella gestione delle patologie cardiache dei piccoli animali rappresenta un aspetto fondamentale della pratica veterinaria.
Questi medicinali sono indispensabili nella risoluzione e nella prevenzione dei sintomi dell’insufficienza cardiaca congestizia, una condizione che colpisce numerosi cani e gatti.
In questo articolo, analizzeremo il ruolo dei diuretici, le loro principali classi e il loro utilizzo nel trattamento delle cardiopatie.
Classificazione dei diuretici
I diuretici si distinguono in base alla loro sede d’azione nel nefrone. I diuretici osmotici, come il mannitolo, aumentano la filtrazione glomerulare ma non sono indicati nell’insufficienza cardiaca congestizia.
Gli inibitori dell’anidrasi carbonica, come l’acetazolamide, sono usati per il glaucoma ma hanno un ruolo limitato nelle cardiopatie.
I diuretici dell’ansa, come furosemide e torasemide, sono la prima scelta per l’insufficienza cardiaca congestizia, poiché riducono il volume ematico e alleviano la congestione. La torasemide è preferita per la maggiore durata d’azione e la minore resistenza diuretica.
I diuretici tiazidici, come l’idroclorotiazide, potenziano l’effetto dei diuretici dell’ansa nei pazienti resistenti, ma richiedono monitoraggio degli elettroliti.
I diuretici risparmiatori di potassio, come lo spironolattone, contrastano la perdita di potassio e l’azione dell’aldosterone, risultando utili nei pazienti con insufficienza cardiaca avanzata.
Il ruolo dei diuretici nell’insufficienza cardiaca
L’insufficienza cardiaca congestizia nei piccoli animali si manifesta con sintomi come edema polmonare, ascite ed episodi di dispnea.
L’uso dei diuretici consente di ridurre il volume ematico circolante, abbassando la pressione di riempimento ventricolare e quella del letto capillare, migliorando così la sintomatologia del paziente.
Tra i diuretici, quelli dell’ansa sono generalmente considerati la prima scelta. L’efficacia del trattamento con diuretici dipende anche dall’integrazione con altre terapie, come l’uso di farmaci vasodilatatori e inotropi positivi.
Gli ACE-inibitori, per esempio, riducono il carico di lavoro del cuore, migliorano la perfusione tissutale e contrastano l’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone, che si verifica in risposta all’insufficienza cardiaca.
Nei pazienti con disfunzione sistolica, il pimobendan può essere un’opzione efficace, poiché migliora la contrattilità cardiaca e la vasodilatazione.
Monitoraggio e gestione degli effetti collaterali
L’uso prolungato dei diuretici può comportare alcuni effetti collaterali, tra cui squilibri elettrolitici, iponatriemia e ipokaliemia, oltre a possibili episodi di disidratazione.
Per prevenire complicazioni, è fondamentale monitorare regolarmente il paziente attraverso esami ematochimici.Tra gli effetti indesiderati più comuni, la disidratazione e l’ipovolemia sono condizioni da prevenire garantendo un’adeguata assunzione di liquidi.
L’ipokaliemia può essere gestita con l’aggiunta di spironolattone o con l’integrazione di potassio.
Un altro aspetto da tenere sotto controllo è la riduzione della pressione arteriosa, soprattutto nei pazienti con insufficienza renale concomitante.
In alcuni casi, la risposta ai diuretici può diminuire nel tempo a causa della resistenza diuretica, un fenomeno che si verifica quando il corpo attiva meccanismi di compensazione per trattenere il sodio e l’acqua.
Per contrastare questo problema, è possibile modificare il dosaggio o combinare più classi di diuretici. Inoltre, il passaggio dalla furosemide alla torasemide può rappresentare una strategia efficace per migliorare la risposta terapeutica.
Un trattamento mirato per una migliore qualità di vita
I diuretici rappresentano uno strumento essenziale nella gestione dell’insufficienza cardiaca nei piccoli animali, ma il loro utilizzo richiede attenzione e monitoraggio costante.
Per ottenere i migliori risultati, è spesso necessario integrarli con altri farmaci cardiovascolari, come ACE-inibitori e beta-bloccanti.
Un approccio personalizzato, basato sulle condizioni specifiche del paziente, e un monitoraggio attento possono fare la differenza nel migliorare la qualità di vita degli animali affetti da patologie cardiache.
Un piano terapeutico ben strutturato e adattato alle esigenze individuali del paziente può aiutare a controllare i sintomi nel lungo termine e a ridurre il rischio di episodi di scompenso cardiaco.
La collaborazione tra veterinario e proprietario dell’animale è fondamentale per garantire l’aderenza al trattamento e per identificare tempestivamente eventuali segnali di peggioramento della malattia.
Il contenuto di questo articolo è tratto dalla lezione ECM ‘I diuretici nel paziente cardiopatico: quando e come impiegarli’, curata dalla Dott.ssa Mara Bagardi (DVM, PhD, ECVIM-CA, Cardiology Resident – Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Lodi). Il materiale originale fa parte del Percorso Formativo Missione Veterinario 2025. I contenuti sono utilizzati con finalità divulgative e restano di proprietà dei rispettivi autori.
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