Leptospirosi-cane-diagnosi-gestione-ecm-missioneveterinario
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14/09/2026 Mei Team

La leptospirosi è una zoonosi sostenuta da batteri del genere Leptospira. Nel cane può provocare una malattia acuta e rapidamente progressiva, con danno renale ed epatico e possibile coinvolgimento polmonare, emostatico, gastroenterico e cardiaco.

La trasmissione avviene attraverso il contatto di cute lesa o mucose con urine infette, acqua o terreno contaminati. I roditori rappresentano importanti ospiti serbatoio, ma l’esposizione può avvenire anche in contesti urbani e non soltanto in ambienti rurali.

Un punto essenziale delle indicazioni più recenti è che il rischio non riguarda soltanto i cani che frequentano ambienti rurali o acque stagnanti.

Come sottolinea il Dr. Tagliasacchi nella lezione: La malattia può infatti comparire anche in città, in pensioni, rifugi e asili per cani.

“È bene considerare ogni cane a rischio di leptospirosi, indipendentemente da segnalamento, posizione geografica, stile di vita e periodo dell’anno”

La fase iniziale può essere poco specifica: inappetenza, letargia, febbre, vomito, aumento della sete e della minzione possono precedere alterazioni biochimiche evidenti.

Questa aspecificità rende essenziale mantenere alto il sospetto clinico. La leptospirosi dovrebbe entrare nella diagnosi differenziale di ogni cane con danno renale acuto, soprattutto in presenza di disfunzione epatica, ittero, trombocitopenia o segni respiratori ed emorragici.

La sindrome emorragica polmonare rappresenta una delle complicanze più temibili e può richiedere un monitoraggio particolarmente intensivo.

La diagnosi definitiva nasce dall’integrazione tra sospetto clinico, dati clinico-patologici, sierologia e diagnostica molecolare.

“Poiché tutti i test diagnostici ad oggi disponibili hanno limitazioni in termini di performance”, osserva Tagliasacchi, l’impiego combinato delle diverse metodiche diventa determinante per aumentare la probabilità di identificare l’infezione.

Il test di agglutinazione microscopica, o MAT, rimane il riferimento sierologico. Un singolo risultato, tuttavia, può essere difficile da interpretare: nelle fasi precoci il titolo può essere basso o negativo, mentre un risultato positivo può riflettere una vaccinazione recente o una precedente esposizione.

Quando ripetere il test? Come integrare MAT e diagnostica molecolare? E quale peso attribuire a risultati discordanti? Sono passaggi che richiedono una lettura ragionata del caso e che vengono approfonditi nella lezione completa.

La potenziale gravità della leptospirosi e il suo carattere zoonotico impongono di valutare rapidamente l’avvio della terapia nei casi sospetti o probabili.

Sul punto, Tagliasacchi è netto:

“Il trattamento non deve essere ritardato in attesa dei risultati diagnostici”.

La scelta del farmaco, della via di somministrazione e del passaggio tra le diverse fasi terapeutiche deve però tenere conto della presentazione clinica, della tollerabilità e della compromissione renale.

Nei casi più gravi, la terapia extracorporea di supporto renale può offrire una finestra di tempo preziosa per il recupero.

Ma quando è opportuno trasferire il paziente a un centro attrezzato? Quali parametri devono orientare la decisione? E come evitare che la referenza avvenga troppo tardi?

Questi snodi decisionali sono strettamente legati alla gravità del danno renale e alle possibilità di recupero.

Il monitoraggio del paziente ospedalizzato deve essere stretto: funzione renale ed epatica, elettroliti, coagulazione, produzione urinaria, peso corporeo, pressione e frequenza respiratoria orientano gli aggiustamenti terapeutici e permettono di riconoscere precocemente le complicanze.

Iperbilirubinemia, alterazioni della coagulazione, anuria e complicanze respiratorie possono influenzare negativamente la prognosi.

Tuttavia, anche i pazienti con danno renale grave possono recuperare se sostenuti adeguatamente: per questo è fondamentale valutare attentamente i principali indicatori prognostici e interpretarli nel contesto clinico complessivo.

La vaccinazione rappresenta il principale strumento preventivo. Le linee guida raccomandano vaccini con il più ampio spettro disponibile, poiché l’immunità indotta è prevalentemente specifica per il sierogruppo.

In Europa i vaccini quadrivalenti includono generalmente i sierotipi Icterohaemorrhagiae, Canicola, Grippotyphosa e Australis.

“Le indicazioni internazionali sostengono una vaccinazione estesa a tutti i cani, compresi quelli che vivono prevalentemente in ambiente urbano e quelli ospitati in rifugi, pensioni o asili. ”

La scelta della valenza vaccinale, la gestione del protocollo iniziale e dei richiami e la vaccinazione dopo la guarigione sono aspetti che meritano un approfondimento specifico, soprattutto alla luce della distribuzione territoriale dei sierogruppi e dei limiti interpretativi della sierologia.

Il rischio di trasmissione della leptospirosi dal cane all’uomo è basso quando vengono adottate precauzioni adeguate, ma non deve essere sottovalutato: guanti, protezioni per viso e occhi, igiene delle mani e disinfezione immediata delle superfici contaminate sono essenziali, soprattutto nelle prime 48 ore di trattamento.

La gestione della malattia richiede inoltre un approccio integrato, capace di coniugare rapidità e accuratezza:

il sospetto clinico va mantenuto anche in assenza di un’esposizione evidente, la diagnosi deve combinare più strumenti, la terapia antimicrobica non deve essere ritardata nei casi compatibili e il trattamento di supporto deve essere adattato al danno multisistemico.


Contenuto tratto e rielaborato dalla lezione “Approccio alla leptospirosi nel cane secondo le recenti linee guida internazionali”, del Dr. Filippo Tagliasacchi La lezione fa parte del Percorso Formativo per l’aggiornamento e la formazione professionale continua dei Veterinari, Missione Veterinario 2026. I materiali originali restano di proprietà degli autori e sono qui utilizzati con finalità divulgative.

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